L’universo di Dino Buzzati, a oltre cinquant’anni dalla sua scomparsa, si presenta come un macrotesto poliedrico in cui letteratura, giornalismo e arti visive confluiscono in una poetica unica. Attraverso la lente multidisciplinare che intreccia filosofia, linguistica, didattica del testo, semiotica e intermedialità, questo volume esplora la fitta densità di un’opera inesauribile. Altri saggi ne analizzano la ricezione e l’impatto in Spagna, Argentina e Serbia, avvalendosi di rigorosi studi comparatistici e traduttologici e del confronto diacronico tra le prime e le ultime traduzioni. Il libro si propone altresì come il più ampio dialogo tra Buzzati e il mondo ispanico, restituendo l’immagine di un talento inclassificabile, il cui mosaico ne conferma la straordinaria e perenne attualità.
Fra i più affermati poeti italiani del panorama odierno, Paolo Febbraro è alla sua seconda prova narrativa. La sua prosa breve ha la precisione d’arte della poesia, ma è di chiarezza cristallina. La massima limpidezza, infatti, è necessaria per scardinare i luoghi comuni e inventare delle controstorie paradossali e ironiche, disastrose o felici. Nei suoi racconti Febbraro sembra dirci che non tutte le verità umane si realizzano, ma – pur non esistendo concretamente – esse restano come ipotesi e possibilità. Questo libro contiene quaranta componimenti in prosa, quasi tutti molto brevi, che hanno la forma della narrazione o dell’apologo pensoso. La prima parte consiste in storie alternative a quanto è accaduto davvero, disposte in un ordine cronologico inverso, dal futuro al passato remoto. La seconda parte è forse più autobiografica e segreta. Ma in ogni occasione queste pagine raffinate appaiono divertenti e vertiginose, satiriche e terribili, poiché non c’è vera conoscenza senza una dose di sconcerto.
PAOLO FEBBRARO è nato a Roma nel 1965. La sua attività poetica è riassunta in Come sempre. Scelta di poesie 1992-2022 (2022). Come saggista, si è occupato fra l’altro di Palazzeschi, Saba, Primo Levi, Heaney. Ha pubblicato Il Diario di Kaspar Hauser (2003 e 2023) e le prose di I grandi fatti (2016). Ha tradotto E. Thomas, G. Brock, M. Longley, oltre agli autori compresi in Poeta in due. Versioni italiane (2024).
Nonostante sia un autore “fuori canone”, o forse proprio per questo, Giuseppe Berto è ancor oggi abbastanza letto e (sorprendentemente) molto studiato. Diverse ricerche, anche recenti, hanno indagato la sua vita e la sua opera in modo attento, ma i documenti dell’archivio personale, in gran parte inediti, di cui qui si pubblica una selezione, permettono di considerare sotto una luce diversa i successi e gli insuccessi, le ambizioni letterarie, le relazioni con gli altri autori (Bianciardi, Moravia, Parise, Zanzotto) e con gli editori (Einaudi, Garzanti, Rizzoli), la proverbiale e scontrosa schiettezza, l’onestà di Berto.
Nato come progetto complementare alla mostra di Mogliano Veneto sull’Archivio Berto (6 settembre – 9 novembre 2025), questo libro ne costituisce lo sviluppo: vengono infatti qui riprodotti, in un ampio album a colori, non solo i “pezzi” esposti in mostra, ma numerosi altri documenti, tutti corredati da spiegazioni e saggi che permetteranno anche ai meno esperti di addentrarsi in quella che possiamo considerare la storia “nascosta” di un autore importante quale è Berto.
Si tratta di documenti provenienti dall’archivio personale di Giuseppe Berto, ora conservato presso l’Archivio Scrittori Veneti «Cesare De Michelis», nel Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari (DiSLL) dell’Università di Padova, e gestito da un gruppo di docenti dell’Ateneo in collaborazione con la Biblioteca Beato Pellegrino.
Euro 35 | pagine 280
A cura di Matteo Giancotti e Emilio Lippi
Giuseppe Berto nasce a Mogliano Veneto (Treviso) nel 1914, da una famiglia di modeste condizioni. In gioventù aderisce al fascismo, trascorrendo molti anni in armi, lontano da casa (prima in Africa Orientale, poi in Africa Settentrionale), salvo che per gli intervalli dedicati agli studi universitari a Padova e a una breve esperienza di insegnamento. Prigioniero a Hereford, in Texas, dal 1943 al 1946, al ritorno in Italia esordisce con il romanzo Il cielo è rosso (1947), che ottiene grande successo. Seguono altri libri, con alterne fortune, prima de Il male oscuro (1964), grazie al quale vive una stagione addirittura trionfale. Risiede prevalentemente a Roma (dove muore nel 1978), passando lunghi periodi a Capo Vaticano (in Calabria) e a Cortina. Il suo ultimo libro pubblicato in vita è La gloria. Narratore, sceneggiatore, giornalista, saggista, Berto è stato un intellettuale esibizionista e defilato al tempo stesso, schietto anche a costo dell’autoboicottaggio. Suoi testi postumi (tra cui Colloqui col cane) sono stati pubblicati da Marsilio. Attualmente le opere di Berto sono edite da Neri Pozza.
Nel corso dei due convegni scientifici promossi dal Comune di Bellaria Igea Marina nel 2023-2024, di cui il presente volume raccoglie i contributi, sono emerse una situazione nuova e un’attenzione diversamente intensa. Occorre oltrepassare il mito di Panzini come “caso” letterario e confrontarsi direttamente con la sua scrittura, con le sue edizioni. La presenza all’interno della Biblioteca Civica di Bellaria Igea Marina di nuove e ingenti accessioni bibliografiche e di un inventario finalmente disponibile delle carte Panzini, rende ora possibile un progetto di Edizione Nazionale delle Opere che, per la complessità dell’oggetto di indagine, è designato a smuovere le acque, attivando ricerche inedite e suscitando angolazioni storico-critiche alternative, e pertanto destinato a rappresentare un punto di riferimento ad ampio spettro per gli studi otto-novecenteschi nel loro insieme.
Saggi presenti nel volume:
Paolo Ruffilli: Panzini e l’umorismo
Filippo La Porta: «Ah, tant’un brav’uomo».Alfredo Panzini e Renato Serra
Bruno Mellarini: Panzini: finzioni del Risorgimento
Caudio Monti: Genesi e travagli de La vera istoria dei Tre Colori
Cristina Benussi: La dedica ad Aldo Mayer del romanzo
Alessandro Agnoletti: Il viaggio di un povero letterato attraverso il fascismo.Alfredo Panzini collaboratore di “Gerarchia” (1923-29)
Si dice che per avere più conoscenza, occorre essere liberi e che questo imponga la più grande solitudine. Questo libro narra la storia di un destino amaro, quello di uno scrittore che aveva tutto e che forse fu costretto a cedere ogni talento, morendo solo, in miseria, nella distrazione del mondo. Franco Montesanti, romano, nato nel 1943 e morto nel 2016, è il maestro, l’amico caro e segreto della vita di Filippo La Porta. Questo libro vale una promessa mantenuta.
Filippo La Porta è critico e saggista. Scrive regolarmente su “Repubblica”. Insegna alla Scuola Holden e in altre scuole di scrittura. Delle sue innumerevoli pubblicazioni citiamo l’ultima: La impossibile cura della vita. Tre medici-scrittori: Cechov, Céline, Carlo Levi (Castelvecchi, 2021).
pagine 72 | euro 12 | collana UNICA | copertina di Giuseppe Salvatori / collana diretta da Arnaldo Colasanti