
POSTOMERICHE di Claudio Damiani



La caccia è un romanzo avvincente ambientato nel paesaggio delle Dolomiti. La caccia è un gesto violento. La capacità di procurare il dolore si mostra assoluta: finisce per indurirsi “in una corazza impenetrabile”. La paura si ripiega fin sotto le pieghe di una riflessione lacerante sul perché dover essere una preda: intanto una specie di animale sconosciuto respira dentro le parole del libro. La narrazione di questo straordinario esordio traccia con decisione qualcosa che forse non è nemmeno più l’orrore, ma una materia emotiva oscura e cieca: si direbbe la certezza che dovunque scorra l’ombra dell’impossibilità, la risposta inevasa, il sentimento di una notte che cala come una montagna d’inverno dentro l’anima delle cose.
Francesco Tavani è nato a New York City nel 1995. Ha un dottorato in chimica e ama le escursioni sulle Alpi. La caccia è il suo primo romanzo.
pagine 292 | euro 20 | collana UNICA | copertina di Giuseppe Salvatori / collana diretta da Arnaldo Colasanti | isbn 978-88-87670-99-8

Si dice che per avere più conoscenza, occorre essere liberi e che questo imponga la più grande solitudine. Questo libro narra la storia di un destino amaro, quello di uno scrittore che aveva tutto e che forse fu costretto a cedere ogni talento, morendo solo, in miseria, nella distrazione del mondo. Franco Montesanti, romano, nato nel 1943 e morto nel 2016, è il maestro, l’amico caro e segreto della vita di Filippo La Porta. Questo libro vale una promessa mantenuta.
Filippo La Porta è critico e saggista. Scrive regolarmente su “Repubblica”. Insegna alla Scuola Holden e in altre scuole di scrittura. Delle sue innumerevoli pubblicazioni citiamo l’ultima: La impossibile cura della vita. Tre medici-scrittori: Cechov, Céline, Carlo Levi (Castelvecchi, 2021).
pagine 72 | euro 12 | collana UNICA | copertina di Giuseppe Salvatori / collana diretta da Arnaldo Colasanti

Attraverso un’unica immagine, ossessionante, lancinante, quella che coglie l’istante preciso in cui Monet entra nel suo atelier, ho cercato di raffigurare gli ultimi anni della vita di Monet. È lì, dentro al grande atelier di Giverny in cui ha dipinto le Ninfee, che si sente al sicuro dalle minacce del mondo esterno, dalla guerra che rimbomba nei dintorni di Giverny, dalla vecchiaia che si avvicina, dalla vista che diminuisce inesorabilmente. È lì, all’ombra della morte, che inizierà l’ultimo corpo a corpo decisivo con la pittura. È lì, nel corso di dieci anni, dal 1916 al 1926, che Monet perseguirà instancabilmente l’incompletezza delle Ninfee, continuando a ritoccarle, a perfezionarle.
Jean-Philippe Toussaint
Jean-Philippe Toussaint, nato a Bruxelles nel 1957, è considerato uno dei più importanti scrittori di lingua francese. I suoi libri in Francia sono usciti per le prestigiose Editions de Minuit, la casa editrice di Beckett e del nouveau roman. In Italia sono stati pubblicati da Guanda, Einaudi, Nottetempo, Fandango e Clichy.
Nel 2005 Amos Edizioni ha pubblicato in anteprima mondiale il libro Mes bureaux. Luoghi dove scrivo; nel 2021, in una nuova traduzione, La stanza da bagno e nel 2022 La chiave USB.
pagine 48 | euro 10 | collana Calibano | traduzione di Roberto Ferrucci

Scrive Andrea Caterini nella postfazione: Da una parte due vecchie che vivono insieme. La bisbetica Vittoria, 96 anni, due più della cognata Cesarina, che è pazza e non parla quasi più. Tutti i giorni si ripetono uguali, nell’attesa che qualcuno – il figlio di Vittoria, oppure il marito di Cesarina – si sieda a mangiare con loro su quella tavola. Dall’altra parte c’è Corrado, un ragazzo che fa il cassiere in un supermercato, ma crede di appartenere al cielo; è come se fosse trasparente, inesistente, ma diventa alla fine qualcuno sulla terra.
Francesca Ricchi gioca con i generi letterari. Prima fa credere che siamo in presenza di un romanzo gotico, di una favola nera, poi scopriamo di essere dentro una parabola mascherata in leggenda. E ci insegna che la realtà è solo quella che accetta di accogliere anche l’imponderabile, l’universo enigmatico della poesia.
Francesca Ricchi è nata Bologna, vive a Roma. Ha pubblicato libri di poesia (Carri di visioni, Interno Libri, 2022) e romanzi, tra cui L’incanto dei morti (Emersioni, 2019, Finalista Premio Internazionale del Mediterraneo – Fondazione Carical. Sezione Narrativa (2020). Ha vinto il Premio Internazionale Minturnae (2021) e il Premio Internazionale Pushkin (2021.

Come scrive Giovanna Dal Bon nella postfazione, Gli affetti del giovane Berg è un continuo affidarsi alla scrittura nel tentativo di dire quello che non può e non deve farsi racconto, che non conosce il balsamo consolatorio del narrare letterario. Michele Toniolo si affida all’unico strumento che gli è urgente e necessario: la parola. Quella nuda, scarna, la sempre inadeguata ad esprimere il senza ritorno. Parola che non cerca conforto, né può offrire asilo.
In questo testo, il narratore inventa l’incontro con un giovane di nome Berg e lo accusa, lo interroga sulla fine della madre, su che cosa significhi vivere. E la scrittura non può che assottigliarsi, alla fine cedere allo spazio bianco della pagina. Con una domanda finale che emerge, a sovvertire un estremo brandello di senso: “Ti hanno dato alla vita, Berg, e tu non l’hai data a nessuno. Il tuo è stato un vivere scorsoio?”.
Michele Toniolo ha pubblicato Passaggio sul Rodano e La solitudine dell’immaginazione, entrambi con Galaad Edizioni.








In Sogni e risvegli agisce un’attrazione – maggiore che nei libri precedenti di Bajec – verso il dato culturale arcaico: l’autore vuol gettare un ponte tra sé e un passato remoto cui sente di appartenere. Allo stesso modo, l’assoluta prossimità di scrittura-azione e poesia-contemplazione è tesa a riversare il mondo infero delle pulsioni e degli affetti nella sfera superna della militanza politica; e viceversa. Come in un viaggio di andata e ritorno dall’abisso-corpo all’intelletto più luminoso, due lingue, due culture cercano insieme la quadratura del cerchio, nell’indispensabile esercizio di un’autotraduzione (o autoenunciazione) sempre interrogante e sottoposta a verifica.
solerti restarono in piedi
nella loro miseria belavano
contro la nebbia avvelenata
che il governo faceva piovere
sulle teste calde e canute
dei suoi sudditi ora insorti
dalle campagne e periferie
lungo le autostrade e rotatorie
riuniti intorno a un fuoco la notte

